WordPress e i suoi vantaggi, ecco perche' consiglio WordPress
Perché consiglio Worpdress
Lavorando alla creazione di un sito di un cliente, ho consigliato e attuato l’utilizzo della piattaforma WordPress perché permette poi al cliente di essere relativamente indipendente nella creazione di pagine, blog caricamneto immagini e documenti PDF.
Come si puo’ vedere dal sito di viaggi in questione,una volta installato WP e scelto un tema (gratuito o “premium”, il mio lavoro prosegue nell’ottimizzare il sito e spiegare come si usa perché ad esempio non é sempre evidente ai neofiti la differenza tra una pagina ed un post, oppure non si sa come usare un plugin e via dicendo.
Mi piacerrebe far seguire questo breve post sul perché consigli wordpress, con una domanda rivolta all’esterno. Se usate WordPress, come valutate la vostra esperienza con esso?
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Twitter per aumentare visibilità | guida twitter
TWITTER PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Le regole base prima di tutto:
MENZIONE: Quando si ha un conto con twitter, nei messaggi, ci si puo’ riferire come @sandrostudio, cioé con il proprio nome che si é scelto quando si creato il conto twitter precedtuto da “@”
RETWEET: rimandare dal proprio un messaggio ricevuto
MESSAGGIO PRIVATO: si puo’ mandare un messaggio solo a chi vogliamo utilizzando “DM” o “D” seguito dal nome del conto ad esempio
“DM @sandrostudio dove abiti?“
CANCELLETTO: “#”. Serve da segnalibro comune per indicare possibili interessi comuni verso cose, eventi o persone. Ad esempio se il tuo messaggio dice “Cosa ne pensate di #facebook ?” , il messaggio conterrà la parola “Facebook” come un collegamento verso tutti i messaggi che contengono “#facebook” nel messaggio
Ed ecco un piccolo elelnco ormai noto su come usare Twitter per farsi conoscere
Inizia a Tweettare . Scrivi cose interessanti ed in maniera casuale. Puoi mostrare delle cose che succedono dietro le quinte nel tuo lavoro, rendere partecipi di quello che fai e pendi al momento (ad esempio un viaggio di lavoro, un lavoro impegnativo, un’offerta imminente, una preparazione della vetrina, nuovi impiegati ecc..
Retweet – non biosgna solo parlare di se ma essere utili, pensare agli altri, essere aperti ad idee interessanti da condividere. Farlo spesso, con spirito puramente altruista.
Networking – si possono ceracre persone con gli stessi interessi o affini. Per questo bisogna utilizzare il motore di ricerca con parole chiave (keywords), nomi di ditte e persone. C’é anche un motore specifico per trovare le persone appunto. Quando si trova qualcuno che ci interessa, seguiamolo e ascoltiamo quello che dice.
Interagire – Rispondere alle domande, fare domande, é il motivo per cui Twitter é cosi’ popolare. Facciamolo. A me piace molto come @titofaraci usa Twitter per esempio: perfino delle interviste in diretta tramite Twitter! Possiamo anche chiedere un parere sul nostro sito, un consiglio!
Collegamenti – Come gli altri conto di social networking, una collegamento dal proprio blog o sito é oggi oramai quasi d’obbligo
Ed ecco, cosa NON fare su Twitter
SPAM – Chiaro no?
STESSO MESSAGGIO – non mandare lo stesso messaggio su piu’ conti
CHURN – Non seguire e poi smettere di seguire, per poi riprendere a seguire la stessa persona continuamente
Personalmente cerco di usare Twitter ogni giorno per pochi minuti, la mattina, poi la sera, ma non sempre tengo i ritmi.
L’impressione che ho é di non avere molte cose da dire, poi mi rendo conto che invece, se pensassi di essere davanti ai miei “followers”, di cose ne avrei da dire. Il tutto sta nell’iniziare….
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nascita del tecno-marketing | marketing technologist
Esplosione di tecnologie marketing nei prossimi 5 anni
Un interessantissimo articolo di Scott Brinke prevede un boom di tecnologie marketing per i prossimi anni (http://www.chiefmartec.com/2010/04/rise-of-the-marketing-technologist.html)
Per chi segue un po’ il marketing attraverso internet, c’é presto la sensazione di essere come un commensale ad una grande tavola imbandita di nuove pietanze a cui se ne aggiungono continuamente altre. Siamo appena sazi di Facebook che ecco arriva l’ iphone con tutte le sue “apps”, seguito da altri smart phone, altre “apps”, ed ecco che appaiono i “tablets”, ecco l’iPad, poi ecco Google+ e via di seguito. Una scorpacciata infinita che pero’ raggiunge presto il senso di saturazione.
Internet, collegandoci tutti, snatura tutto e tutti, tempi e riposi si accavallano.
Devo dire che personalmente sono sempre meravigliato nel trovare sempre nuove soluzioni, spesso gratuite (almeno inizialmente nella fase di lancio) che semplificano, migliorano e accelerano l’esperienza del navigatore internet standard.
L’immagine a sinistra é davvero emblematica della miriade di servizi marketing che nascono continuamente. Provate a visitare alcuni dei siti elencati ed entrerete in un nuovo universo.
La distinzione netta tra IT e product development é netta ma l’autore propone una nuova figura professionale, quella del Chief Marketing Technologist.
La sua forza sarà nel conoscere il marketing, la tecnologia e la sfera dei social media.
Una figura tutta nuova che, modestamente, giorno dopo giorno, anche noi nel nostro piccolo, tentiamo di percorrere senza rendercene conto…
Comunque tutto converge verso un’incredibile accelerazione della vita..digitale.
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1000 veri fan
Nel 2008, Kevin Kelly propose un’ipotesi sul suo blog ora diventata famosa: la teoria dei “1000 veri fan” che rimane attuale. Secondo questa idea, pensata nel mondo della creatività, ad esempio di un singolo musicista, basterebbero 1000 persone davvero appasionate per quello che facciamo per garantirci una stabile entrata finanziaria: se tutte comprerebbero almeno una volta all’anno un nostro prodotto per il valore di una nostra giornata lavorativa, avremmo garantito un nostro salrio. Per esempio se queste persone spendessero ognuna 100 Euro o franchi avremmo 100 x 1000 = 100’000 Euro o franchi di entrate, che tolte le spese, ci garantirebbero una vita decente. O no?
Ecco la frase originale
“A creator, such as an artist, musician, photographer, craftsperson, performer, animator, designer, videomaker, or author – in other words, anyone producing works of art – needs to acquire only 1,000 True Fans to make a living.”
L’articolo ha girato in fretta e per il mondo e ne é nato un dibattito interessantissimo. Altri articoli intelligenti sono apparsi, come quello di Luca (http://www.minimarketing.it/2011/06/la-teoria-dei-1000-veri-fan-il-sentiment-sbf11.html) che estrapola l’idea a tutto il mondo del lavoro per arrivare ad una domanda fondamentale:
Nel mondo delle aziende, abbiamo davvero bisogno di un milione, di centomila, di diecimila fan, da acquistare tramite la pubblicità, tramite stupidi giochini o al mercato nero delle truffe di Facebook? Probabilmente no. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia pronto a fare qualcosa per noi: a passarci il contatto per un lavoro, a consigliarci a qualcuno, a venirci a prendere se foriamo una gomma di notte.
Anche lo stesso kevin ha ggiornato il post con due articoli. Il primo riporta l’idea al lato pratico grazie all’intervento del musicista Robert Rich il quale afferma che sì, soprattutto grazie ad internte OGGI l’idea puo’ tenere ma si vive sempre sulla soglia della povertà.
Il secondo articolo é un aggiornamento dell’ipotesi e, molto lealmente, Kelly ricorda, dopo una segnalazione, che senza che lui lo sapesse l’idea era già stata formulata nel 2004 da Brian Austin Whitney il quale l’aveva in seguito modificata dicendo che forse 1000 veri fans non bastavano e che 5000 (ognuno in grado di dare 20$) sarebbero stati meglio.
Per quanto mi riguarda, devo dire che associo l’idea di avere Fan soprattutto a Facebook e non ho mai capito bene tutti i “mi piace” forzati. Nel senso comune della gente, non ha senso chiedere A PRIORI di mostrare una preferenza per un oggetto o un’offerta che ancora non si é potuta tenere fra le mani. Da che mondo é mondo, ci piace qualcosa DOPO averla conosciuta e apprezzata e comunque non sempre ci garba dirlo in giro. O no? Eppure, Facebook insegna, cosi é oggi.
Per questo, ho dei dubbi nell’usare i “like gates” (pagine dove obbligatoriamente si esige di piacere) su Facebook e se questo si fa vuol dire solo una cosa: si preferisce dare la priorità ai soldi, sbagliando cosi’ clamorosamente il rapporto con le persone. Anche se su Internet.
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Comunicazione professionale
Ho scoperto per caso il sito di BURSON MARTSELLER ( http://burson-marsteller.it/newsroom/2011/02/aziende-che-postano-responsabilmente/) di cui con molto piacere ho letto alcuni post.
Il sito mi é anche utile per imparare i termini del gergo internet in italiano, per esempio non sapevo come tradurre il verbo “to post” e ho visto che semplicemente si puo’ usare “postare” (vedi il link qui sopra).
E’ interessante anche notare come dei professionisti osservano la rete e ne traggono poi delle conclusioni anche, in fondo, ovvie, cioé legate al buon senso. Riguardo ai “social media”, per esempio, ecco che la conclusione é “meglio pochi ma buoni” e quindi meglio postare in pochi sit sociali ma bene.
In pratica, é la stessa tendenza in atto con i vari aggiornamenti di Google: si va verso blog e post piu’ lunghi, originali e soprattutto sensati, insomma il cervello e le idee devono prevalere per fortuna.
Ecco la presentazione dalla pagina del sito di Burson Martseller:
Per me é una buona scopeta, questa ditta mi sembra molto buona.
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Sentiamo Google cosa pensa | cosa pensa google
Caliamoci all'interno di Google per seguire i suoi consigliGOOGLE sulle tecniche SEO
Ho appena finito di leggere un bell’articolo dall’interno del mio conto di Google+ dedicato alle tecniche SEO e alle tendenze sempre piu’ importanti da considerare come webmasters: http://www.seobesttips.com/seo/top-5-seo-tips-2012/
Il messaggio dell’articolo é che non é vero che Google é contro le tecniche SEO. Piu’ che altro. Google non ama certamente le tecniche illegite per far figurare il prorio sito tra i primi. E’ noto tra i professionistsi o anche i semplici appassionati che le tecniche di “Black-Hat” sono di corta durata e che in genere il successo é solo temporaneo. Per chi lo volesse sapere, la teoria e la pratica dietro questi illeciti é di dare l’illusione che il proprio sito é visitato e commentato in tutti modi da una folla di visitatori diversi, ma in realtà, tutti finti.
Invece, nell’articolo che ho letto, si riprende l’idea (che anche io nel mio piccolo coltivavo) che Google sta semplicemnte lavorando per migliorare Internet “sbarazzondosi” dei siti spazzatura. I risultati dei motori di ricerca vanno semplicemnte in questa direzione: offrire i siti davvero migliori per quello che la tecnica puo’ fare.
Ed ecco i cosnigli dell’articolo che riprendo brevemente:
- Scrivi regolarmente qualcosa di interessante e utile, ma fallo regolarmente
- Aggiungi foto e video, anche mp3 (cioé audio) perché no?
- Non copiare o duplicare contenuti sia dal proprio sito, sia da altri: Google li vede
Diversifica un po’ i contenuti con articoli correlati (ad esempio se si parla di turismo, si puo’ anche scrivere di un viaggio specifico a roma, o di una confereza sul tema, o semplicemente di come si trova lavoro a bordo di una nave crociera )
Abbandonare le tecniche illecite (Black-Hat): Google se ne accorge
Ed ecco il filmato con Matt Cutts, il cervello principale dietro Google (precisamente era il responsabile del team antis-spam, non ho capito qual é il suo titolo principale ora, ma mi pare a capo delle modifiche degli algoritmi di Google.)
Il filmato dice semplicemente questo: Google non é contro le techniche SEO lecite (white-hat) e ve ne sono moltissime e tutte valide per creare “traffico” verso il proprio sito.
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Teoria Google
Ok, questo e’ un buon riassunto sul tema SEO (Search Engine Optimization – in italiano ottimizzazione per i motori di ricerca).
E’ inglese e per chi non lo sa leggere é interessante vedere come Google cambi continuamente il suo modo di “vedere” e valutare i siti su Internet.
Ma il succo é questo: sempre piu’ non interessatevi a come scrivete, ma a cosa scrivete. Il contenuto di quello che scrivete, cioé quello che volete dire, é sempre piu’ importante. Immagini e video aiutano anche.
Ma per queste ultime io uso zemanta.com che aiuta nella composizione di una pagina con rimandi e richiami ad altri articoli interessanti, a immagini pertinenti…
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Perché non create voi un vostro prodotto? | creazione prodotoo
Si’, creare un prodotto sembra forse una cosa bizzarra, ma secondo me questa dovrebbe essere l’attitudine per creare nel modo giusto il vostro sito, se lo scopo non é solo informare, ben inteso, ma proporre il vostro servizio o prodotto.
Siete una pizzeria? Allora perché non vendere davvero le vostre pizze online, prendere gli ordini, offrire degli sconti per fidelizzare i clienti, creare un modo in piu’ per facilitare di chiamarvi? Non é cosi’ difficile e l’investimento va valutato seriamente, con un calcolo del return of Investment (ROI) e non tanto come una spesa inutile. Iniziare con poco, investire gradualmente e crescere…
Oppure, create davvero il vostro prodotto da zero e fatelo consocere vendendolo in rete.
Le possibilità sono tante, ecco alcune:
- ebooks
- libri veri e propri
- musiche
- corsi online
- software
- fotografie
- servizi
- prodotti fisici (eCommerce
Potete anche iniziare a vendere cose e servizi non vostri. Un esempio? affiliatevi a me e rivendete i miei servizi prendendo il 25% di ogni vendita andata in porto.
Google, facebook, twitter, Google+ sono a vostro disposizione!
Intendiamoci, le difficoltà ci sono eccome quando cis i propone su Internet, soprattutto oggi che abbiamo passato una prima fase “naive” e primitiva se vogliamo di Internet. pero’, con un po’ di impegno e conoscenze si puo riuscire a crearsi una nicchia di mercato utile, secondo me.
Crearsi un impiego lecito e onesto, acquisire nuovi clienti con garbo e delicatezza, sono tutte cose che oggi sono oramai alla portata di tutti.
In sintesi bisogna:
- avere qualcosa da dire
- sapere come farsi conoscere
- proporre onestamente il vostro prodotto
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Autorisponditori in italiano
Un sito web non deve essere solamente un “biglietto da visita”, cioé rimanere passivamente su Internet sperando che qualcosa accada.
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